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Luce e illuminazione

Luce e illuminazione


A B C D E F G H I L M P R S T U V W Z



A

  • Abbagliamento

    L’abbagliamento ha luogo direttamente dalla lampada o in modo indiretto da riflessi su superfici lucide e ha un effetto spiacevole e di disturbo sull’occhio. A seconda della luminanza e delle dimensioni della fonte luminosa, della sua posizione rispetto all’osservatore nonché della luminosità dell’ambiente circostante e dello sfondo, esso può essere più forte o più debole. Anche se non può essere evitato del tutto, l’abbagliamento può essere ridotto attraverso una disposizione corretta e una schermatura degli apparecchi nonché con la giusta selezione di colori e strutture superficiali. L’abbagliamento diretto deve essere evitato soprattutto nell’illuminazione stradale per non compromettere la sicurezza alla guida. Nella progettazione di postazioni di lavoro davanti a uno schermo, la prevenzione dell’abbagliamento è particolarmente importante.

  • Acutezza visiva

    L’acutezza visiva è determinata dalla nitidezza dell’occhio e dalla sensibilità degli stessi, alle differenze per la visione chiara e scura. Anche la velocità può influenzare la nostra acutezza visiva. Ad esempio quando si viaggia in auto, si possono percepire differenze di luminosità, forme, colori e dettagli.

  • Adattamento

    Il processo attraverso il quale l’occhio si abitua al cambio di luminosità nel tempo si chiama adattamento. Le luminanza all’inizio e alla fine del cambio della luminosità influenzano l’andamento dell’adattamento e pertanto il tempo di adattamento. Mentre l’adattamento da buio a luminosità richiede pochi secondi, gli occhi hanno bisogno di qualche minuto per abituarsi al passaggio da luminosità a buio. L’acutezza visiva è determinata dal relativo stato di adattamento.

  • Altezza punto luce

    L’altezza punto luce indica da quale altezza la luce dell’apparecchio ricade sulla superficie da illuminare.

  • Angolo del fascio luminoso

    L’intero angolo di apertura della luce emessa da un apparecchio si chiama angolo del fascio luminoso. Esso è definito dalla struttura del riflettore. Più stretto è l’angolo del fascio luminoso, più piccola e luminosa è la superficie illuminata.

  • Angolo di schermatura

    In presenza di apparecchi a emissione diretta, nel caso di un angolo di schermatura inadatto, si crea un pericolo di abbagliamento diretto dovuto a luminanze troppo intense. Per evitare questo problema, gli apparecchi sono dotati di armature, lamelle o schermi che schermano le fonti luminose. È possibile ridurre le luminanze intense anche anteponendo coperture opali o prismatiche. La norma DIN EN 12665 definisce l’angolo di schermatura di un apparecchio come l’angolo compreso tra i piani verticali rivolti verso il basso e la direzione dalla quale le lampade e le superfici a luminanza intensa non sono ancora visibili (DIN EN 12665).

    La norma “Illuminazione dei luoghi di lavoro interni” definisce l’angolo di schermatura come l’angolo corrispondente con riferimento al piano orizzontale (DIN EN 12464-1).

  • Angolo semivalente

    L’angolo semivalente è detto anche angolo di irraggiamento, angolo del fascio luminoso o angolo di apertura.
    Nell’illuminotecnica si indica l’angolo semivalente utilizzato più di frequente e pertanto esso è spesso indicato anche dai produttori. L’angolo semivalente descrive il settore rilevante dal punto di vista tecnico della misurazione dell’irraggiamento e definisce pertanto un limite astratto che l’occhio umano non può percepire. È l’angolo tra due punti presso il quale l’intensità luminosa si riduce al 50 % del valore massimo. Con l’aiuto dell’angolo semivalente si indica anche il diametro di un cono luminoso.

  • Assorbimento

    Il concetto di assorbimento definisce in modo del tutto generico l’assorbimento di luce. Se la luce colpisce una superficie, a seconda del materiale, del colore e della frequenza il suo assorbimento può cambiare di molto. Penetrando nei materiali, la luce perde energia, solo in un vuoto puro la diffusione della luce non trova ostacoli. L’assorbimento è pertanto la capacità dei materiali di assorbire la luce, di rifletterla e di trasmetterla.


B

  • Bassissima tensione di sicurezza

    La bassissima tensione di sicurezza (anche tensione ridotta) è una tensione elettrica che per la sua bassa intensità e l’isolamento da circuiti elettrici a tensioni più elevate è in grado di offrire una protezione efficace contro scosse elettriche. La tensione è così bassa che una scarica elettrica attraverso il corpo umano non provoca di norma alcuna conseguenza. Gli apparecchi devono essere costruiti in modo specifico per l’uso con bassissima tensione di sicurezza.

  • Binning

    Per binning si intende un processo di produzione industriale in particolare di chip LED bianchi. All’interno dei diversi lotti di produzione, si creano differenze nelle caratteristiche illuminotecniche. Ad esempio possono variare colore e rendimento luminoso. Al fine di garantire una costante qualità della luce con un eguale livello di luminosità e un colore della luce unitario, è necessario selezionare i LED di un lotto. Essi sono suddivisi in cosiddetti bin (ing. contenitori).


C

  • Candela

    Candela [ cd ] è l’unità di misura dell’intensità luminosa, ossia del flusso luminoso per unità di angolo spaziale.
    Essa è indicata perlopiù per la luce direzionata, ad esempio per spot, e serve al calcolo dell’intensità luminosa su una superficie a seconda dell’angolo e della distanza.

  • Caratteristica di distribuzione

    La diffusione della luce di un apparecchio intesa secondo criteri direzionali è denominata caratteristica di distribuzione. Essa può essere influenzata da carter, dischi diffusori, schermi o riflettori e può essere rappresentata tramite curve di distribuzione dell’intensità luminosa. A seconda della forma di queste curve, si distinguono caratteristiche di distribuzione simmetrica, asimmetrica, a fascia, stretta oppure diffusa.

  • Caratteristiche qualitative

    La qualità dell’illuminazione artificiale è definita attraverso le caratteristiche qualitative. Tra le altre, devono essere valutate anche le seguenti caratteristiche qualitative: il colore della luce, il livello di illuminazione, la limita-zione dell’abbagliamento, la visione perfetta, senza abbagliamento diretto o riflesso, la luminosità e la relativa distribuzione armonica, il rapporto equilibrato tra le luminanze nonché l’aspetto delle lampade e la relativa resa cromatica.

  • Classe isolamento

    La classe di isolamento definisce il tipo di misure protettive contro una possibile scossa elettrica:

    Classe isolamento I
    Apparecchi da collegare a un conduttore di protezione di rete. Il simbolo è applicato al punto di collegamento.

    Classe isolamento II
    Apparecchi con un isolamento ulteriore o rinforzato. Non sono dotati di alcun collegamento per conduttore di protezione.

    Classe isolamento III
    Apparecchi per l’uso con bassa tensione.

  • Classi di illuminazione

    Esistono due tipi di classi di illuminazione: la situazione e il tipo di traffico determinano una prima suddivisione nelle cosiddette classi M, P e C. All’interno di queste classi si compie un’ulteriore selezione in base ad altri parametri, quali, intensità del traffico, velocità dei mezzi, difficoltà della guida, ecc. ecc.

    Classi M:
    in questa categoria rientrano per lo più le strade percorse da veicoli a motore, come strade principali e strade di scorrimento. La valutazione viene eseguita in base al metodo della luminanza tenendo in considerazione la pavimentazione stradale. Oltre all’intensità luminosa media, si considerano come tratti caratteristici l’uniformità totale e longitudinale nonché le condizioni di illuminazione ambientali REI e la misura percentuale dell’abbagliamento fTI .

    Classi P:
    in questa categoria rientrano le strade a traffico moderato e a bassa velocità, nonché le aree pedonali e/o per il traffico di biciclette. Per la valutazione si considerano l’intensità luminosa media e minima.

    Classi C:
    in questa categoria rientrano zone di conflitto, come punti di ripartizione del traffico, incroci e imbocchi, rotonde e attraversamenti pedonali. Per la valutazione si considerano l’intensità luminosa media e l’uniformità.

  • Colore della luce

    Il colore della luce di una lampada è descritto attraverso la temperatura di colore in Kelvin (K), vedi “temperature di colore”.

  • Colori spettrali

    La luce appare bianca, tuttavia si compone di luci di diverso colore. L’arcobaleno scompone questi colori. Essi sono denominati colori dello spettro. Le lunghezze d’onda delle luci visibili per l’uomo vanno da 380 a 780 nanometri ( nm ).

  • Comfort visivo

    Il comfort visivo definisce la qualità dell’illuminazione in particolare in riferimento alla resa cromatica e alla distribuzione armonica dell’uniformità, ma anche in riferimento al benessere dell’occhio umano.

  • Controllo della luce

    Il comando dell’illuminazione consente di adattare l’illuminazione alle singole esigenze e ai diversi utilizzi. Con i dispositivi di controllo corrispondenti, è possibile registrare diversi scenari luminosi per poi riapplicarli secondo la necessità.
    Con il comando dell’illuminazione è possibile integrare i singoli apparecchi, un gruppo di apparecchi nel locale, l’intero impianto di illuminazione dell’edificio o l’illuminazione di interi tratti stradali.


D

  • DALI

    DALI (Digital Addressable Lighting Interface) definisce un insieme di interfacce digitali standard per garantire l’intercambiabilità di reattori diversi all’interno di un impianto illuminotecnico.
    DALI necessita di due linee di comando, alle quali è possibile collegare fino a 64 apparecchi compatibili DALI. Questi apparecchi possono essere raggruppati in non più di 16 gruppi. Con DALI è possibile comandare il colore e l’intensità della luce nonché la sua accensione in funzione di timer o sensori di luce e movimento.

  • Degradazione

    Nell’illuminotecnica, il concetto di degradazione indica un regresso del flusso luminoso in presenza di LED. Di norma tale processo è molto lento ed è visibile solo dopo circa 50.000 ore di esercizio sui LED. Si prevede una degradazione dopo una vita utile media per i LED. Dopo tale periodo, i LED rimangono accesi ma la loro potenza si riduce.

  • Dispersione

    La proprietà di materiali di suddividere la luce incidente nelle sue lunghezze d’onda è chiamata dispersione.

  • Dispositivo di controllo del colore (DT8)

    Gli apparecchi con possibilità di controllo del colore tramite standard DALI Device Type 8 (DT8) sono dotati da due a sei canali di colore. In questi apparecchi è possibile modificare le temperature del colore, il colore stesso e l’intensità luminosa. Gli apparecchi DT8 funzionano su più canali ma ottengono un solo indirizzo DALI.

  • Distanza punto luce

    Un ulteriore concetto dell’illuminazione stradale e di esterni è la distanza tra i punti luce. Essa descrive la distanza tra i singoli apparecchi.

  • Distribuzione della luce

    Il concetto di distribuzione della luce si riferisce alla distribuzione spaziale dell’intensità luminosa. Tramite la forma della distribuzione della luce si distingue tra apparecchi a distribuzione simmetrica e asimmetrica o a fascio stretto e largo. Per la rappresentazione, si utilizza la curva di distribuzione (LVK): essa si origina quando le intensità luminose rappresentate dalle coordinate polari di un apparecchio sono collegate tra loro in diverse direzioni di irraggiamento creando una curva.

  • Distribuzione spettrale dell’irraggiamento

    La distribuzione spettrale dell’irraggiamento descrive la caratteristica e l’intensità delle onde elettromagnetiche nel campo di lunghezza d’onda visibile per l’uomo. Ogni lunghezza d’onda della luce visibile ha un determinato colore spettrale. In condizioni di luce diurna, tutti i colori spettrali sono relativamente omogenei nella loro intensità, anche se le percentuali di blu prevalgono. Tramite un sistema di coordinate i cui assi esprimono l’intensità e la lunghezza d’onda della luce, si può definire visivamente la caratteristica dei singoli colori spettrali. Questo tipo di rappresentazione è utile ad esempio per il confronto di lampade.

  • DMX

    DMX è l’abbreviazione di “Digital Multiplex” ed è un protocollo di trasmissione per il controllo degli impianti di illuminazione. Il concetto proviene dalla scenotecnica e consente un allestimento molto flessibile di effetti temporali e spaziali.
    Nell’illuminazione architettonica, il DMX è utilizzato per scenari luminosi particolarmente suggestivi con elevato dinamismo, perché consente di controllare in modo mirato miscele di colori RGB. Analogamente alla tecnica DALI, si tratta di un protocollo digitale indirizzabile che può essere collegato attraverso componenti Gateway con il bus DALI e la tecnologia KNX.


E

  • Efficienza dell’apparecchio

    Il rapporto tra il flusso luminoso dell’apparecchio e il flusso luminoso delle lampade utilizzate, rilevato alle normali condizioni di funzionamento conformi alle norme, è definito come rendimento dell’apparecchio.

  • Efficienza luminosa

    L’efficienza luminosa definisce il rapporto tra il flusso luminoso di una lampada e la sua potenza elettrica assorbita. Il valore è espresso in Lumen per Watt ( Im/W ).

  • Ellisse di MacAdam

    Nel 1931 la CIE (Commission Internationale de l’Eclairage) ha sviluppato il sistema colorimetrico, ovvero un sistema che descrive tutti i colori percepibili dall’occhio umano. Con l’ausilio di un sistema di coordinate X-Y, vengono rappresentati in forma geometrica tutti i colori visibili. Ai margini si trovano i colori con i livelli di saturazione più elevati. Allontanandosi dai margini verso l’interno della forma, la saturazione diminuisce.
    David L. MacAdam studiò negli anni 40 la suddivisione dei colori in base al criterio di tonalità uguali o diverse mettendole a confronto con una tonalità di riferimento all’interno dello spazio colorimetrico raffigurato. Riuscì a definire un punto di colore e cercò di individuare il momento in cui l’occhio umano percepisce variazioni dal colore definito allontanandosi da tale punto di colore in tutte le direzioni. Nello spazio colorimetrico verde, tali aree risultano più grandi rispetto alle tonalità rosse e blu. Di conseguenza, la tolleranza per variazioni di colore da tonalità del verde è maggiore che per le tonalità del rosso-blu. In origine si pensava che tali aree si dovessero sviluppare a forma circolare attorno a una tonalità di riferimento. MacAdam confutò tale assunto. La forma di tali aree risultò tuttavia sempre identica, ovvero un’ellisse.

  • ENEC

    Il marchio di controllo europeo per la sicurezza di apparecchi e altri prodotti elettrotecnici è ENEC (European Norm Electrical Certification). Esso è conferito da istituti di collaudo e certificazione neutrali in Europa, ad es. in Germania da VDE.

    Il numero di organismo di controllo “10” accanto al marchio ENEC sta per VDE. ENEC+ contraddistingue i moduli LED e gli apparecchi basati sui LED.

  • Esigenza di visibilità

    L’esigenza di visibilità è determinata da contrasti di chiaro-scuro e colori nonché dalle dimensioni dei dettagli e dalla velocità e dal tempo con i quali i contrasti sono percepiti. Il livello di illuminazione deve essere adattato al grado di difficoltà dell’esigenza di visibilità.

  • Etichetta energetica

    L’Unione Europea (UE) ha definito in tutta Europa classi di efficienza energetica per le sorgenti luminose, partendo da A++ per gli apparecchi ad altissima efficienza energetica fino a E per quelli con la peggiore efficienza energetica. I LED rientrano di norma nelle classi di efficienza energetica A++ o A+.

  • EULUMDAT

    EULUMDAT è un formato dati che descrive la distribuzione dell’intensità luminosa proveniente da sorgenti luminose. L’estensione di tali dati fotometrici è *.ldt. In Europa, questo formato è dal 1990 uno standard industriale per la trasmissione di dati fotometrici. Nel continente americano si è proceduto in senso parallelo agli standard europei con il formato IES.


F

  • Fattore di manutenzione MF

    (WF in tedesco)
    Le condizioni di utilizzo e il tipo dei componenti utilizzati influenzano il fattore di manutenzione MF di un impianto di illuminazione. Tale fattore definisce quale deve essere il sovradimensionamento di un impianto per riprodurre anche al momento della manutenzione l’intensità luminosa definita per legge.
    Un sovradimensionamento il più preciso possibile permette di evitare costi di esercizio troppo elevati. Al contrario, se l’impianto viene sottodimensionato, l’intensità luminosa scende sotto il valore minimo.

  • Flusso luminoso

    La potenza luminosa di una lampada è il flusso luminoso f. si misura in lumen ( lm ). Un modulo LED di 10 W può raggiungere circa 1200 lm.


G

  • Gateway

    Con il termine Gateway si indicano i collegamenti tra diversi sistemi. Un Gateway fa da tramite tra diversi protocolli di comunicazione. Nella tecnica di illuminazione è possibile quindi collegare ad esempio una linea LCN a una linea DALI tramite un Gateway. Il Gateway LCN/DALI offre la possibilità di integrare 64 apparecchi con reattori DALI in un impianto LCN. La parametrizzazione di gruppi DALI, scenari luminosi DALI nonché l’associazione delle uscite del modulo di comando può avere luogo con il Software BEGA Control.

  • Grado di riflessione

    Il grado di riflessione indica la percentuale del flusso luminoso che colpisce una superficie, e che viene riflesso. Le superfici chiare riflettono la luce più che le superfici scure. Ad esempio, un muro bianco ha un grado di riflessione dell’85 % mentre un muro in mattoni rossi solo del 10 %.

  • GRL

    Secondo il processo di valutazione dell’abbagliamento CIE, GRL è il valore limite superiore dell’abbagliamento.
    Per impianti di illuminazione all’aperto, l’abbagliamento generato direttamente dagli apparecchi è determinato attraverso il metodo GR del valore di abbagliamento CIE.


H

  • Human Centric Lighting

    La luce diurna influenza il ritmo della vita delle persone. Diversi processi fisiologici, come il ritmo sonno-veglia determinato dagli ormoni, il benessere generale e la capacità di concentrazione e attività dipendono dalla luce solare. Poiché molte attività vengono svolte in ambienti chiusi, l’illuminazione artificiale dovrebbe ricreare in modo mirato la luce solare mancante, adattandosi alle necessità delle persone per non compromettere i ritmi circadiani dell’organismo umano. A seconda delle necessità, la luce può essere utilizzata con funzione stimolante oppure rilassante.


I

  • Illuminazione adattativa

    L’illuminazione adattiva o dinamica si adatta automaticamente alle condizioni luminose durante il giorno. Intensità, colore e direzione della luce artificiale sono qui parametri variabili. Questa tecnologia viene utilizzata in particolare in ambienti commerciali per suggerire a chi lavora all’interno di uffici open space o in capannoni industriali la percezione inconscia del cambiamento di luce diurno e compensare i deficit di luce. Il cambiamento di luce diurno simulato può essere impostato a tempo oppure orientarsi a valori di misurazione rilevati tramite sensori.

  • Illuminazione base

    vedi Illuminazione generale

  • Illuminazione d’emergenza

    Per illuminazione di emergenza si intendono quelle fonti luminose che funzionano indipendentemente dalla rete elettrica. In caso di interruzione dell’alimentazione, le vie di fuga sono illuminate in maniera tale da consentire alle persone di abbandonare gli edifici e mettersi al sicuro in tempi rapidi. L’illuminazione di emergenza e di sicurezza è definita nelle leggi in materia con riferimento a zone specifiche.

  • Illuminazione diretta/indiretta

    Se si mischiano illuminazione diretta e indiretta, l’illuminazione è percepita come piacevole. In un locale è possibile utilizzare apparecchi a emissione diretta e apparecchi con emissione esclusivamente indiretta o ancora apparecchi che combinano entrambi i tipi di emissione. L’emissione della luce indiretta è deviata su pareti o soffitto, un’ulteriore emissione verso il basso offre una luce diretta. La percentuale di luce indiretta contiene buone caratteristiche di riflessione e un flusso luminoso superiore.

  • Illuminazione generale

    L’illuminazione generale definisce l’ambiente e lo spazio. La luce deve essere distribuita in modo uniforme senza creare zone molto buie per garantire un rapido orientamento nell’ambiente architettonico.

  • Immissione luminosa

    Per immissione luminosa si intende la luce di disturbo generata da apparecchi posizionati o orientati male. Nei locali di un edificio confinante con un impianto di illuminazione possono verificarsi illuminazioni indesiderate e di disturbo o addirittura abbagliamenti. Per evitarli, la Deutsche Lichttechnische Gesellschaft (Società illuminotecnica tedesca) ha definito processi di misura e valutazione corrispondenti.

  • Intensità luminosa

    L’intensità luminosa E è il quoziente di flusso luminoso e superficie illuminata. Essa è misurata orizzontalmente e verticalmente nell’unità di misura lux ( Ix ).

    Per la superficie piana vale quanto segue: E = f / A

    L’intensità luminosa indica il flusso luminoso che dalla fonte luminosa colpisce una determinata superficie.Intensità luminosa orizzontale e verticale: Eh ed Ev

  • Intensità luminosa puntiforme

    Attraverso l’intensità luminosa puntiforme, è possibile esprimersi riguardo alla qualità dell’illuminazione in un punto ben definito in uno spazio. Essa deriva dal quoziente del flusso luminoso che colpisce un punto sulla superficie di un elemento e la superficie dell’elemento.

  • Intensità luminosa semicilindrica

    L’intensità luminosa semicilindrica (Ehz) viene misurata in lux e descrive le percentuali di intensità luminosa verticale che colpiscono una superficie di misura semicilindrica. Essa offre una migliore riconoscibilità delle persone. In un parcheggio ad esempio, a circa 1,5 m dal suolo devono potersi avere 1,5 - 5 lx.

  • Intensità luminose nominali

    Questo concetto era utilizzato nelle norme nazionali sull’illuminazione. Esso definisce l’intensità luminosa media in uno spazio arredato in riferimento a un impianto di età media. Per rilevare il nuovo valore di un impianto di illuminazione, si moltiplicava l’intensità luminosa nominale per il fattore di progettazione 1,25. Oggi invecchiamento e sporco di un impianto di illuminazione sono descritti con il valore di manutenzione.


L

  • LCN

    La tecnologia LCN è un sistema di comando centrale, per la precisione di un bus domotico in cui i moduli si comportano in modo cooperativo e sono organizzati in maniera decentralizzata. Ogni modulo può essere parametrizzato in modo personalizzato e duraturo per le operazioni di comando. I vantaggi evidenti sono la portata, la sicurezza contro le interferenze e tempi di reazione brevi.

  • LED

    LED è l’abbreviazione di diodi elettroluminescenti, o Light Emitting Diodes, che in generale sono chiamati anche diodi luminosi. Si tratta di elementi costruttivi semiconduttori elettronici che sotto tensione emettono luce nei colori rosso, giallo, verde o blu. I LED blu, con l’aiuto di un ulteriore strato interno, possono generare anche luce bianca. La luce bianca può essere generata anche attraverso una miscela di colori. I LED sono vantaggiosi perché non richiedono manutenzione, durano a lungo, consumano poca energia, la loro luce è priva di IR/UV, i colori sono stabili, e sono insensibili agli scossoni. Sono disponibili nelle forme più diverse.

  • Legge fotometrica della distanza

    L’intensità luminosa E diminuisce con il quadrato della distanza r da una sorgente luminosa puntiforme. Ne consegue: E = I / r2 ( I = intensità luminosa)

  • Livello di illuminazione

    Il livello di illuminazione descrive l’intensità luminosa media di un locale. Esso dipende sia dall’intensità di illuminazione sia dalle caratteristiche di riflessione della superficie dell’ambiente.

  • Livello di utilizzo

    La superficie orizzontale o verticale che deve essere illuminata è definita come livello di utilizzo. A seconda dello scopo dell’illuminazione, le norme definiscono un punto di riferimento aritmetico sulla base del quale deve essere valutata l’intensità luminosa. Solitamente esso corrisponde a 0,85 m al di sopra del suolo.

  • Luce per porre accenti luminosi

    Se singoli settori o oggetti sono messi in evidenza attraverso la luce, si parla di illuminazione per porre degli accenti luminosi. Una luce di questo tipo si ha quando la sua intensità luminosa è nettamente al di sopra del livello di illuminazione generale. Si creano numerose possibilità di creare strutture con la luce sfruttando le intensità diverse, i contrasti, le ombre e veri e propri scenari luminosi.

  • Lumen

    L’unità di misura del flusso luminoso è il lumen [ lm ], che misura la potenza irradiata dalla lampada in tutte le direzioni nel campo visibile.

  • Luminanza

    La luminanza L è misurata in intensità luminosa (candela) per unità di superficie [ cd/m² ]. L’impressione di luminosità trasmessa all’occhio da una superficie illuminata o luminosa, è definita come luminanza, ossia l’effetto fisiologico della luce sull’occhio.

  • Lux

    In lux [ lx ] si esprime l’intensità luminosa. Un luxmetro indica quale flusso luminoso colpisce una determinata superficie.


M

  • Marchio CE

    Rientra nella responsabilità del produttore dotare i propri prodotti o le relative confezioni del marchio “CE” (Conseil de l’Europe). Esso serve a documentare, rispetto alle autorità responsabili del monitoraggio delle direttive UE, che i prodotti rispettano i requisiti di determinate direttive dell’Unione europea. Il simbolo CE non è tuttavia un marchio di controllo per la sicurezza come quello VDE, ENEC o GS. Un prodotto contrassegnato esclusivamente dal simbolo CE non è pertanto stato controllato da alcun centro di controllo riconosciuto.

  • Marchio GS

    Il marchio GS sta per “Geprüfte Sicherheit” (Sicurezza verificata) e certifica la conformità alla legge sulla sicurezza degli apparecchi. Esso è utilizzato solo insieme al simbolo dell’ente certificante, come TÜV o VDE.

  • Miscela di colori RGB

    La sequenza di lettere “RGB” è l’abbreviazione della miscela di colori della luce attraverso lampade nei colori principali rosso, verde e blu (“Rot”, “Grün” e “Blau”). In particolare per l’illuminazione decorativa con dinamismo dei colori, questa miscela di colori RGB è perfetta. Per ottenere una luce bianca migliore, si può lavorare con un’ulteriore fonte luminosa bianca (miscela di colore W RGB).

  • Modalità crepuscolare

    La modalità crepuscolare (accensione al crepuscolo) dell’illuminazione stradale ha la funzione di risparmio energetico nelle ore a traffico ridotto. In caso di apparecchi dotati di una sola fonte luminosa, viene ridotta la potenza dell’unico punto luce. Se un apparecchio è dotato invece di più fonti luminose, all’attivazione della modalità crepuscolare alcune di esse vengono spente. Entrambe le soluzioni garantiscono un risparmio energetico con contemporanea illuminazione uniforme, benché più debole, di strade e percorsi. Quando i sensori rilevano la presenza di persone e veicoli, il livello di illuminazione viene riportato ai livelli definiti dalla norma.

  • Modelling

    Con modelling si intende la definizione dell’ambiente con la luce. Solo l’interazione di luce e ombra dà agli oggetti la plasticità necessaria. Corpi, superfici e struttura diventano così percepibili all’occhio.
    La direzione della luce determina la formazione delle ombre, che nascono per l’azione della distribuzione della luce proveniente dagli apparecchi e la loro disposizione nello spazio. Senza ombre, gli ambienti e gli oggetti appaiono quasi bidimensionali. Un gioco bilanciato di luce e ombra crea comfort visivo e un’atmosfera luminosa piacevole.


P

  • Potenza dell’illuminazione

    La potenza massima dell’intero impianto di illuminazione in un locale è indicata come potenza dell’illuminazione. Essa dipende dal consumo di energia.

  • Protezione

    Affinché durino a lungo, gli apparecchi devono essere progettati dal punto di vista meccanico in maniera tale che corpi estranei e umidità non vi possano penetrare. Il sistema di codici IP “Ingress Protection” è utilizzato per contrassegnare con due numeri la classe di protezione. Il primo numero dopo l’IP (da 1 a 6) descrive la protezione da corpi estranei, il secondo numero (da 1 a 8) indica la protezione dall’umidità. La protezione superiore comprende quella inferiore. Se uno dei due codici non è esposto, l’apparecchio deve essere contrassegnato con “X” in quanto non testato.

  • Punto luce

    Nell’illuminazione per esterni, in particolare nell’illuminazione stradale, i singoli apparecchi sono considerati punti luce.


R

  • Resa cromatica

    L’effetto cromatico provocato dalla luce di una lampada su oggetti colorati o persone si distingue per la resa cromatica ed è valutato con l’indice di resa cromatica generale CRI. L’indice, derivante da otto colori di prova frequenti, indica in che modo i colori naturali sono riprodotti alla luce di una lampada. Qui, CRI = 100 rappresenta il valore migliore; più basso è l’indice, peggiori sono le caratteristiche di resa cromatica.
    In ambienti interni, nei quali le persone lavorano o si intrattengono per lungo tempo, non devono essere utilizzate lampade con indice CRI inferiore a 80.

  • Rifrazione

    Con rifrazione si intende in fisica la deviazione della luce, ovvero la modifica della direzione di propagazione delle onde luminose. La rifrazione è descritta dal cosiddetto indice di rifrazione. Nella tecnica di illuminazione è possibile creare una rifrazione della luce ad esempio con l’ausilio di lenti.

  • Ritmo circadiano

    Quando si parla di «orologio biologico» di un uomo si intende il ritmo circadiano. La luce ha un effetto crono-biologico sull’organismo umano, lo influenza e lo sincronizza. Il passaggio da giorno a notte, nonché tra le varie stagioni, controlla il ritmo e regola fasi attive e passive. Ad esempio uno speciale ricettore nella retina dell’occhio attiva l’ormone del sonno, la melatonina.


S

  • Sensore di luce

    I sensori di luce misurano la luminosità della luce diurna oppure dell’illuminazione artificiale. I sensori di luce sono integrati in interruttori crepuscolari e altri sistemi di comando e regolazione della luce.

  • Sensore di movimento PIR

    Un sensore di movimento è un sensore elettronico che rileva i movimenti attorno a sé e agisce come interruttore elettrico. Tali sensori vengono utilizzati principalmente per accendere un’illuminazione o spegnere un allarme. Un sensore di movimento può funzionare in modo attivo con onde elettromagnetiche o ultrasuoni oppure in modo passivo sulla base di una radiazione a infrarossi nell’ambiente. È possibile combinare le due modalità. Il sensore piroelettrico (sensore PIR) è il tipo di sensore di movimento più utilizzato. Reagisce prontamente alle più piccole variazioni di temperatura, ad esempio al movimento di una persona nell’area di azione del sensore. I sensori di movimento che funzionano con radar doppi reagiscono meglio se la distanza dal sensore si modifica.

  • Settore dell’esigenza di visibilità

    Il settore dell’esigenza di visibilità è la parte del settore di lavoro in cui l’esigenza di visibilità si applica. I valori indicati nella norma DIN EN 12464-1 per l’illuminazione sono perfetti per questo settore. L’ambiente circostante può essere illuminato a un livello inferiore.

  • Steradiante

    Lo steradiante (sr) descrive un’unità di misura per l’angolo spaziale e fa parte del SI in quanto grandezza derivata.

  • Spazio colorimetrico

    Lo spazio colorimetrico è la rappresentazione tridimensio-nale di tutti i colori di un modello cromatico, che possono essere emessi attraverso un metodo cromatico. Ogni metodo cromatico ha un proprio spazio colorimetrico. Il corpo cromatico è la rappresentazione di tutti gli spazi colorimetrici di un modello cromatico.


T

  • Temperatura di colore

    La temperatura di colore è il colore della luce di una lampada ed è misurata in Kelvin ( K ). Le lampade comuni posseggono una temperatura di colore in uno dei seguenti ordini di grandezza:

    • • sotto 3300 Kelvin = bianco caldo
    • da 3300 a 5300 Kelvin = bianco neutro,
    • oltre 5300 Kelvin = bianco luce diurna.

  • Trasmissione

    In fisica, la trasmissione è la proprietà di un materiale o di un corpo di consentire il passaggio di onde sonore o elettromagnetiche sotto forma di luce.
    La misura di questa proprietà è il grado di trasmissione. Esso indica il rapporto tra il flusso luminoso trasmesso e il flusso luminoso che viene colpito. La trasmissione può essere direzionata oppure diffusa e descrive la permeabilità di un oggetto alla luce. Maggiore la permeabilità, più luminosa sarà la sua irradiazione. Più scuro è un materiale, tanta più luce viene assorbita.

  • Tunable White

    Tunable White permette il comando variabile della temperatura di colore della luce bianca. La temperatura di colore è regolabile da 2700 K (bianco caldo) a 6500 K (bianco freddo) e consente di sfruttare in modo mirato la mutevolezza del colore bianco della luce. Il risultato è un notevole miglioramento della percezione e della qualità della luce.


U

  • UGR

    Il processo dell’“Unified Glare Rating” (UGR) è stato ideato dalla Commissione internazionale per l’illuminazione CIE (Commission Internationale de l’Éclairage) per standardizzare la valutazione dell’abbagliamento a livello mondiale.
    La norma DIN EN 12464-1 indica il valore di riferimento UGR per un locale standard. I moderni programmi di progettazione dell’illuminazione consentono un calcolo preciso del valore UGR per una posizione ben definita dell’osservatore nello spazio. Più basso è il valore UGR, minore è l’abbagliamento. Inoltre si indica l’angolo di elevazione 65°, 75° o 85° per le luminanze < 1000 candela/metro quadrato (rapporto intensità luminosa rispetto a superficie). Si tratta di un angolo limite al di sopra del quale l’apparecchio mostra una luminanza di circa 1000 candela/metro quadro.

  • Uniformità

    L’uniformità descrive un’ulteriore caratteristica qualitativa dell’intensità luminosa o della luminanza. È il rapporto tra l’intensità luminosa minima e quella media g1 = Emin / Ē. In determinati casi, il rapporto tra l’intensità luminosa minima e quella massima g2 = Emin / Emax ha un ruolo molto importante. Nell’illuminazione stradale, di norma il rapporto tra la luminanza minima e quella media dell’intensità luminosa o della luminanza U0 = Lmin / -L e il rapporto dell’uniformità longitudinale UL sono fondamentali.


V

  • Valore di manutenzione

    I valori di manutenzione dell’intensità luminosa Ē e i valori di manutenzione della luminanza -L derivano dall’esigenza di visibilità corrispondente. Sono valori medi dell’impianto di illuminazione che devono sempre essere raggiunti.

    I valori dell’intensità luminosa per l’illuminazione di ambienti interni sono disciplinati dalla norma DIN EN 12464-1. La norma DIN EN 12464-2 indica invece i valori relativi ai “Luoghi di lavoro in esterno”. I valori per l’intensità luminosa o per la luminanza dell’illuminazione stradale sono indicati dalla norma DIN EN 13201-2. La norma europea DIN EN 12193 definisce invece l’illuminazione degli impianti sportivi.


W

  • Wi-Fi

    Wi-Fi indica sia il consorzio industriale che certifica gli apparecchi con interfacce radio, sia il relativo marchio.Wi-Fi è un termine inventato per scopi di marketing a somiglianza del termine Hi-Fi. Non si sa con sicurezza se, come quest’ultimo, si tratti di un acronimo, anche se “Wi” sta sicuramente per Wireless.Wi-Fi viene spesso utilizzato come sinonimo di WLAN. In realtà, WLAN e Wi-Fi non sono tuttavia la stessa cosa. WLAN indica la rete wireless, Wi-Fi invece il certificato della WiFi Alliance in base allo standard IEEE-802.11: tutti i prodotti certificati Wi-Fi sono quindi conformi allo standard 802.11.


Z

  • Zigbee

    Zigbee è un protocollo di trasmissione standardizzato per le reti senza filo. La tecnologia Zigbee viene utilizzata in impianti di comando sprovvisti di ulteriori linee di dati o di comando. Un’implementazione di sistemi esterni è possibile. Lo standard radio Zigbee si contraddistingue per la facilità dell’installazione e dell’uso. Unisce diverse utente della rete su percorsi brevi che gestiscono la rete in modo autarchico e comunicano tramite il protocollo Zigbee. Ciascun apparecchio integrato nella rete emette segnali radio a tutte le utenze raggiungibili. Così è possibile realizzare senza problemi percorsi lunghi, ad esempio nel caso di impianti di illuminazione. La portata radio può arrivare a 100 m tra i singoli punti della rete. L’efficienza energetica è un’ulteriore caratteristica di questo standard radio.